Un Patto sociale per educare al digitale nell’ultimo libro di Marco Gui

Apr 27, 2026 | Notizie, Recensioni

Il saggio “Un Patto sociale per l’educazione digitale” (Mondadori Università 2026) si basa sulle ampie ricerche, e tra le più consistenti in Italia, che Marco Gui, professore di Sociologia dei media presso l’Università di Milano-Bicocca e presidente della Fondazione Patti Digitali, e il suo staff hanno consolidato negli anni sugli impatti del digitale sui giovani di oggi.

Sulla base di un’analisi lucida l’autore offre molti spunti per superare quella che definisce l’era degli entusiasmi, caratterizzata da un “vuoto di concretezza” nel discorso pubblico dominante. Questo periodo, durato circa vent’anni, è stato caratterizzato dall’illusione che la digitalizzazione avrebbe portato a un automatico miglioramento cognitivo e relazionale per i giovani.

Oggi, di fronte alla crisi di questo ottimismo e alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale generativa, Gui propone un cambio di paradigma basato su tre pilastri fondamentali: “gradualità, competenza digitale fase-specifica e condivisione sociale delle scelte di base”. L’autore chiarisce che la semplice familiarità con le interfacce non coincide con la vera competenza digitale; quest’ultima, infatti, si fonda su solide capacità di base, come la lettura e il pensiero critico, che, come mostrano le ricerche, l’uso precoce di smartphone e social rischia proprio di indebolire.

Il volume è supportato da una solida base di evidenze scientifiche. Citando dati PISA e INVALSI e maneggiando i risultati delle migliori ricerche sull’argomento, Gui evidenzia in modo inequivocabile come un uso intensivo e sregolato dei media digitali sia associato a peggiori performance scolastiche oltre ai rischi crescenti per la salute fisica e mentale, legati al sonno, alla vista e alla postura. Particolarmente preziosa è l’analisi sulla preadolescenza, indicata come la fase più fragile dello sviluppo di fronte alla “connessione permanente”.

La proposta centrale del libro è la costruzione di un «patto sociale prudente» capace di chiamare in causa uno spettro disciplinare e professionale ampio: non si tratta solo di un progetto educativo, ma di un vero e proprio “modello culturale e sociale per affrontare insieme la trasformazione digitale che coinvolge famiglie, scuole, istituzioni e salute pubblica”. La prudenza, con il relativo principio di precauzione, caratterizza infatti la democrazia: “la capacità di dare un giudizio di valore sui percorsi intrapresi dall’innovazione tecnologica – senza accettarla come un semplice dato di fatto – è una caratteristica importante di una società democratica”.

Il libro si snoda in un percorso che dalle lezioni del passato passa alle attuali evidenze della ricerca, per poi ripensare proprio i presupposti teorici dell’educazione digitale. Gui argomenta che le famiglie non devono essere lasciate sole a gestire la pressione del mercato e del gruppo dei pari e che sia pertanto necessaria una rete coesa tra genitori, scuole, pediatri (attraverso progetti come i “Patti digitali di comunità”, “Pediatri Custodi digitali” e “le Raccomandazioni della Città di Milano”) e istituzioni locali per stabilire nuove norme sociali condivise e ritardare l’autonomia digitale incontrollata. É questa la seconda parte del volume dove appunto si descrive il ruolo che ogni attore può avere. Come dichiarato fin dall’inizio l’autore è impegnato nei progetti nominati e la sua ricerca ne è nutrita, nonostante oggi in ambito accademico prendere posizioni etiche sia spesso stranamente inviso anziché essere visto come dovere intellettuale e civico. 

Il capitolo 7, dedicato alle voci dei ragazzi e delle ragazze stesse, mostra i risultati di recenti ricerche che hanno scavato nelle percezioni delle generazioni digitali. I minori stessi mostrano una richiesta di supporto e di azione collettiva per limitare la pressione a concentrare precocemente la loro vita sociale sulle piattaforme commerciali. Nelle conclusioni, anche attraverso due tabelle con indicazioni concrete per i diversi attori del “Patto sociale per l’educazione digitale”, viene strutturato un quadro di azioni coordinate per un’educazione digitale dalla nascita assunto come responsabilità collettiva. 

Questo libro tenta quindi uno dei più nobili atti intellettuali, quello di restituire in forma semplice e comprensibile le coordinate generali, semplificando il lavoro analitico di anni affinché il sapere non resti nelle torri di avorio dell’accademia ma aiuti la società democratica a orientare le scelte.In conclusione, l’opera si pone come un punto di riferimento essenziale per educatori e decisori politici. Gui non invoca una chiusura tecnofobica, ma un’ecologia dell’umano capace di guardare con sguardo critico oltre l’era degli entusiasmi e capace di distinguere tra ciò che nutre lo sviluppo e ciò che semplicemente cattura l’attenzione a scopi commerciali. Ancorato su salde evidenze empiriche ma testato in molte esperienze sul campo (prima fra tutte della dei Patti Digitali), la proposta del volume è un invito coraggioso a riprendere in mano la responsabilità civica ed educativa per garantire alle nuove generazioni un futuro digitale realmente abilitante.