
Cosa chiedereste ai capi delle principali aziende IA nel mondo se foste un giovane che sta per diventare papà? È lo spunto da cui parte “The AI Doc. How I became an apocaloptimist”, docufilm disponibile su Netflix, che offre un’interessante riflessione sul futuro dell’intelligenza artificiale, attraverso la voce dei protagonisti del mercato e della ricerca.
Alla domanda del regista, Daniel Roher (che ha diretto il film insieme a Charles Tyrell) su quale mondo si sta preparando per suo figlio, rispondono, fra gli altri, Sam Altman, capo di Open Ai, Dario Amodei, fondatore e ceo di Anthropic, e Demis Hassabis, ex ceo di Google DeepMind, oltre allo storico Yuval Harari. Le risposte sono tutt’altro che rassicuranti. “Sono speranzoso?. Si. Sono sicuro che tutto andrà bene? No”, dice Amodei, mentre Sam Altman riconosce di non poter dare garanzie sul futuro.
Il film, costituito principalmente da interviste, ha un ritmo incalzante e per nulla noioso. Di fronte alle prospettive inquietanti dell’evoluzione dell’IA, la soluzione proposta è diventare “Apocalottimisti”, un connubio all’apparenza impossibile, che tiene insieme la consapevolezza dei pericoli, con la speranza di chi s’impegna a mettere in atto dei comportamenti che possano cambiare le cose. E’ questo il messaggio più interessante del film, che lo rende adatto anche come stimolo per una discussione in famiglia o a scuola. Ognuno di noi già oggi può impegnarsi a decidere in modo responsabile quando usare l’IA, e a far presente la necessità di regole. Anche dalla pressione che tutti insieme sapremo fare su governi e istituzioni dipenderà l’evoluzione dell’intelligenza artificiale (e del mondo) nel prossimo futuro.