L’indagine “Patti Digitali: La parola a coordinatori e firmatari” realizzata dal gruppo di ricerca composto da Chiara Respi, Brunella Fiore e Marco Gui dell’Università di Milano-Bicocca, ha raccolto le voci di quasi 1200 partecipanti tra firmatari e coordinatori dei Patti Digitali distribuiti in diverse regioni italiane. Lo studio, condotto online da maggio ad agosto del 2025, ha utilizzato un questionario articolato in domande a risposte chiuse e aperte, declinate in tre macroaree: motivazioni alla firma, cambiamenti percepiti ed esperienza concreta nelle famiglie. Ne emerge una fotografia della personalità del movimento dei Patti digitali italiano che è interamente disponibile qui.
Una leadership in prevalenza femminile
La leadership del movimento dei Patti Digitali è prevalentemente femminile con il 77,6% delle figure di coordinamento. L’età media dei coordinatori locali è di 45 anni, un momento esistenziale segnato da grande impegno anche su altre fronti. La grande maggioranza dei genitori possiede un titolo di studio elevato: oltre il 60% è infatti laureato e quasi il 30% ha conseguito un master o un dottorato. Molti sono già attivi in Consigli di Istituto, Comitati genitori, associazioni sportive o culturali, Gruppi Scout, parrocchie o persino in ambito politico locale. Simili caratteristiche emergono anche tra i firmatari: la partecipazione è prevalentemente femminile, con il 79% di donne. Anche i firmatari mostrano un profilo culturale elevato dal momento che oltre la metà possiede una laurea e quasi un quinto ha conseguito un master o un dottorato. L’adesione ai Patti Digitali sembra intercettare soprattutto famiglie dotate di risorse educative medio-alte. La maggioranza (54,3%) si colloca su un livello di competenze tecniche medie, sapendo gestire installazioni software, creare presentazioni e utilizzare strumenti digitali in modo autonomo e consapevole, mentre un ulteriore 15,2% dichiara competenze avanzate.
Le alleanze con scuole e Comuni
Per quanto riguarda l’organizzazione, i Patti Digitali vedono la scuola come l’alleato principale, mentre il coinvolgimento dei Comuni è variabile. È importante sottolineare che amministrazioni comunali, assessorati all’educazione e reti civiche stanno recentemente riconoscendo il valore dei Patti come strumenti di coesione sociale e prevenzione educativa. Un Patto si tiene in vita quando il gruppo promotore continua a incontrarsi, si organizzano momenti pubblici di confronto, si risponde alle domande delle famiglie, si ridefiniscono eventualmente alcune regole con il crescere dei bambini e si resta in dialogo con la rete nazionale. Come si sostiene economicamente un nodo locale? Quasi la metà dei Patti (49,3%) dichiara di non aver ricevuto alcun finanziamento e quindi di contare sul volontariato; il 20,3% si sostiene attraverso contributi diretti dei firmatari, spesso raccolti durante eventi o incontri pubblici. In altri casi intervengono finanziamenti comunali (17,4%) o il sostegno di associazioni culturali e sportive (11,6%), mentre più marginale risulta il contributo di aziende ed esercizi commerciali (4,3%).
Diffondere maggiore consapevolezza sul digitale
Come concludono i ricercatori, “i Patti Digitali non sono semplicemente un progetto educativo, ma un processo sociale e comunitario complesso. La loro riuscita dipende non solo dalla validità delle regole proposte, ma anche dalla capacità di coinvolgere le famiglie, sostenere l’organizzazione e costruire consenso tra soggetti diversi.” Dall’indagine emergono infatti alcuni punti di forza: innanzitutto, l’importanza dell’alleanza educativa nel sostenere le scelte delle singole famiglie; in secondo luogo, l’impatto culturale degli incontri e delle attività formative come fattore di diffusione di una cultura più consapevole e responsabile sull’uso precoce delle tecnologie digitali.

Tre sono anche gli sguardi sul futuro auspicati dai protagonisti: trasformare il Patto da esperienza episodica a presenza strutturata nella vita comunitaria; fare sì che le comunità scolastiche e territoriali integrino stabilmente percorsi di formazione, prevenzione e consapevolezza rivolti non solo ai ragazzi ma anche agli adulti; e garantire la sostenibilità organizzativa, poiché i Patti hanno bisogno di figure di riferimento, supporti organizzativi e risorse dedicate.
Il miglioramento del dialogo in famiglia
L’adesione al movimento ha motivazioni profonde e intrinseche, legate alla protezione dei figli e alla consapevolezza della portata sociale del fenomeno digitale, pertanto le famiglie firmano i Patti Digitali soprattutto per ragioni educative e valoriali – protezione, consapevolezza, responsabilità collettiva. I Patti tuttavia non vengono vissuti solo come un impegno simbolico, bensì come uno strumento capace di incidere in modo tangibile sulla vita educativa quotidiana, determinando un rafforzamento della strategia educativa, una formazione all’uso corretto del digitale e una maggiore chiarezza e dialogo. L’adesione ai Patti ha fatto percepire un cambiamento significativo nella vita quotidiana: il Patto non impone, ma accompagna. Un effetto riscontrato particolarmente forte è proprio il miglioramento del dialogo in famiglia dove il Patto non viene percepito come un insieme di divieti, ma come occasione per aprire conversazioni sui rischi online. Il cambiamento riguarda non solo il “quando” e il “quanto”, ma anche il “come” si parla di digitale in famiglia, un impatto definito come “culturale e relazionale” che si traduce in maggiore chiarezza sulle soglie educative, rafforzamento della comunità genitoriale e utilizzo di evidenze scientifiche come base argomentativa.
La soddisfazione dei firmatari rispetto all’esperienza è molto alta, con un “net promoter score” (che misura quanto gli utenti di un servizio consiglierebbero ad altri di utilizzarlo) è di 74 in una scala da -100 a +100, ponendosi nella fascia più alta.