Social vietati sotto i 13 anni in UE, il commento del presidente Marco Gui

Lug 15, 2026 | Notizie

Milano, 14 luglio 2026 – La Commissione Europea ha proposto di fissare a 13 anni l’età minima per l’accesso ai social media attraverso sistemi di riconoscimento facciale, sottolineando la necessità di preservare lo sviluppo cerebrale degli adolescenti, i rapporti “faccia a faccia”, il gioco, le amicizie reali e la libertà di fare errori per dare forma alla propria personalità. 

Secondo il Presidente della Fondazione Patti Digitali, Marco Gui, docente di Sociologia dei Media all’Università Bicocca di Milano, “il report e le dichiarazioni della presidente della commissione Von Der Leyen confermano innanzitutto che l’approccio della rete dei patti digitali e di altri movimenti di genitori e scuola in tutta Europa va nella direzione giusta: protezione e educazione sono due strumenti complementari nel campo dell’educazione ai media. Le evidenze scientifiche mostrano come i social media, con le loro caratteristiche di  “addictive design“, siano un fattore che peggiora la condizione giovanile, specialmente nell’età della preadolescenza. In Italia, la ricerca EYES UP (EarlY Exposure to Screens and Unequal Performance), condotta dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dall’Università di Brescia, ha dimostrato in termini di inferenza causale l’effetto negativo dei social precoci sui livelli di apprendimento scolastico misurati dai test Invalsi. Bisogna considerare che la preadolescenza è un passaggio estremamente delicato. I bambini e i preadolescenti vanno quindi protetti nella dimensione virtuale con restrizioni calibrate sull’età”. 

Secondo Gui “veniamo da un ventennio di retorica tecno-ottimista che oggi si dimostra non realistica, secondo cui le nuove generazioni sono viste come l’avanguardia della trasformazione, mettendo in secondo piano gli aspetti di protezione. Il sistema è stato costruito su questa retorica, portando a un uso massiccio di tecnologie nei processi di apprendimento e a un incentivo all’utilizzo fuori dall’orario scolastico. L’errore degli adulti, però, è pensare di essere fuori da queste problematiche; siamo tutti dentro questo problema di uso compulsivo e poca capacità di indirizzo del nostro tempo. Mentre facciamo qualcosa di urgente per la protezione dei minori, dobbiamo chiederci come cambiamo le nostre stesse abitudini. Come presidente della Fondazione Patti Digitali, vedo che l’impegno degli adulti – con scelte semplici ma efficaci ed esemplari, come lasciare il telefono fuori dalla camera da letto – diventa parte centrale dell’accordo sulla protezione dei minori in un numero sempre maggiore dei nostri patti locali. Le regole di accesso e le limitazioni saranno utili solo se sono radicate nella cultura condivisa. Guidando questa transizione con regole e standard comuni, l’Europa potrà trasformare la tutela delle persone in un pilastro della propria identità geopolitica.”