Un’indagine senza precedenti rivela il costo nascosto dell’accesso precoce ai social network nell’infanzia. Condotto da un team di ricerca con i sociologi Marco Gui e Chiara Respi dall’Università di Milano-Bicocca e di Brescia nell’ambito del progetto “EYES UP” finanziato da Fondazione Cariplo, lo studio ha tracciato la traiettoria scolastica di 5.227 studenti lombardi tra il 2023 e il 2024, integrando le abitudini digitali con i rendimenti scolastici scaturiti dalle prove INVALSI.
La maggior parte della letteratura scientifica si è concentrata sul legame tra social media e benessere psicologico, basandosi prevalentemente su semplici correlazioni. È invece rimasto inesplorato l’impatto dell’età di primo accesso sul rendimento scolastico, nonostante la centralità del tema nel dibattito pubblico. Per superare questa lacuna e verificare la presenza di una reale relazione causale, lo studio impiega rigorose tecniche statistiche su dati longitudinali, valutando l’effetto concreto dell’accesso ai social sull’apprendimento degli studenti lungo l’intero percorso formativo.
I dati mostrano che l’arrivo dello smartphone personale anticipa sempre il debutto sui social: il 45% dei ragazzi lo riceve in prima media (19% alle elementari). Il profilo social arriva subito dopo, con il 55% degli iscritti tra prima e seconda media.

Il lavoro si distingue per una base statistica eccezionalmente robusta, la cui rigorosa tenuta ha garantito la pubblicazione su Nature Human Behaviour, una tra le riviste scientifiche più autorevoli e prestigiose al mondo. Qui l’articolo intero.
I risultati sono rilevanti: iscriversi ai social media in prima media (6° anno di scolarizzazione) provoca un decremento statisticamente significativo e duraturo nei risultati scolastici. Entro la seconda superiore, questi studenti registrano un deficit di competenze pari a -0,27 deviazioni standard in Matematica e -0,22 in Italiano rispetto a chi attende i 14 anni (9° anno di scuola), mentre non esistono differenze sull’inglese. Come evidenziano i ricercatori, un calo di 0,2 deviazioni standard equivale alla perdita di circa sei mesi di apprendimento, pari a oltre mezzo anno scolastico.

Lo studio rileva inoltre un aumento significativo del rischio di bocciatura, voti finali più bassi e una drastica riduzione della fiducia nelle proprie capacità scolastiche. A guidare questo declino è soprattutto la pervasività dello smartphone, che distrae gli studenti durante lo studio e prima di dormire.
Lo studio valuta l’effetto combinato del possesso di uno smartphone personale e dell’apertura di un profilo social. Attraverso l’entropy balancing, i gruppi sono stati pareggiati su un’ampia serie di variabili antecedenti, tra cui: la variabile socio-demografica (titolo di studio dei genitori, struttura familiare e difficoltà economica), la variabile dell’uso di altre tecnologie (esposizione pregressa a PC, tablet, console e pratiche di controllo genitoriale) e quella del rendimento di partenza (voti scolastici e punteggi nei test standardizzati INVALSI della classe quinta della primaria). In questo modo, i gruppi sono stati resi statisticamente equivalenti subito prima dell’esposizione ai social. Sfruttando le prove INVALSI longitudinali (rilevate al II e V anno di primaria, III media e II superiore) l’analisi DiD ha calcolato la “differenza delle differenze”. Ha misurato cioè di quanto la traiettoria scolastica degli utilizzatori precoci cala rispetto a quella del gruppo di controllo dopo l’inizio dell’uso dei social, riuscendo a misurare l’evoluzione delle valutazioni scolastiche nel tempo. Questo metodo neutralizza l’influenza di caratteristiche individuali non osservabili ma costanti nel tempo (come tratti caratteriali o attitudini innate), mentre l’assenza di differenze in II primaria ha confermato l’assunto dei trend paralleli.
L’analisi ipotizza che che la pervasività dello smartphone (interruzioni durante lo studio e prima di dormire) possa essere il vero fattore esplicativo. In altri termini il danno provocato dai social non dipende direttamente dall’avere un profilo o dai contenuti guardati, ma dal fatto che lo smartphone disturba il sonno e la concentrazione durante lo studio: è questa la pervasività problematica che disturba lo studio e il rendimento scolastico.
Poiché sono state analizzate coorti di nascita 2007 e 2008, la recente “tiktokizzazione” potrebbe aver ulteriormente aggravato gli impatti. Gli autori suggeriscono che l’educazione genitoriale da sola non basta poiché gli algoritmi generano una compulsività che richiede la limitazione istituzionale delle piattaforme. Infine è utile considerare che la ricerca si riferisce alla sola Lombardia e che recenti dati del Istituto Superiore della Sanità descrivono variazione molto significative tra regioni italiane.
Questa ricerca dimostra che iscriversi ai social network prima del compimento del 14° anno come prevede la legge provoca un calo concreto nell’apprendimento. L’impatto equivale a perdere circa sei mesi di scuola in matematica e italiano. Si tratta di un messaggio fondamentale per genitori ed educatori: ritardare l’accesso ai social protegge il futuro scolastico dei ragazzi e ragazze, e questo studio ha una rilevanza internazionale.